Ale Fantozzi, Andrea Forti, Flavio Carera (tutti e tre ex rossoblù), Alberto Tonut, Abdul Jeelani, Alberto Bucci, Sauro Bufalini, Massimo Cosmelli e il “nostro” Gianfranco Cacco Benvenuti sono sono alcuni dei nomi bandiera della Libertas Livorno, nobile sì decaduta rispetto ai fasti di un tempo ma in netta ripresa e con il futuro radioso nelle proprie mani. Quest’anno a Livorno hanno fatto le cose in grande, su entrambe le sponde, la Serie A2 è l’obiettivo. E sarebbe il posto giusto, come minimo. Affrontarla alla vigilia della sosta per le festività è un regalo del destino ai tifosi Herons, che un anno e mezzo fa non esistevano semplicemente perché il club non era venuto alla luce ed oggi si trovano di fronte una piazza che ha accarezzato addirittura il tricolore, ma non tocchiamo l’argomento, sennò si rischia di alterare la suscettibilità di qualcuno.

Misurarsi con la Libertas Livorno è un privilegio ed un vanto. Livorno è un posto incredibile per la pallacanestro e non solo per i fasti del passato. La settimana scorsa per un derby di Serie B hanno portato al Pala Modigliani oltre 7.000 spettatori. Roba che in serie A si sognano quasi tutti, se si escludono Milano, Virtus Bologna e Pesaro, quando stanno ai vertici.

Ora i libertassini vengono qui da noi, non dobbiamo avere paura del loro blasone ma usare tanto splendore come stimolo. Anche quando la rivalità era accesa sotto sotto c’era autentica ammirazione per questa che è la vera “basket city”, a qualsiasi livello si giochi.

Per le nuove generazioni (e ce ne saranno tanti di ragazzi sugli spalti del Palaterme) può essere il primo grande appuntamento da mettere nell’album dei ricordi ed allora viviamola bene, a prescindere da come finirà, andiamo alla festa e pensiamo a divertirci sfidando uno dei Dream Team della Serie B.

 

Fabo Herons Montecatini

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